"Un attimo!"

Posted by chitarrista on Mer 26 Agosto, 2009 23:37

"Un attimo!"
Quelle due dannatissime parole che si sentono costantemente, a bordo di un autobus.
"Un attimo!"
I vecchi che gridano costantemente queste due parole. Sono lì, di fronte alla porta. Stanno scendendo, il conducente li vede. Ma loro, all'apertura della porta, gridano "Un attimo!", come se il conducente fosse sul punto di ripremere il pulsante e far scattare le porte davanti al di loro naso.

Dannazione!
Insieme ai vecchi che fanno di tutto per prendere il posto dove sono seduto, mi fanno incazzare.

Che rabbia.

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Poche parole...

Posted by chitarrista on Sab 04 Aprile, 2009 22:43

Vaffanculo alla primavera.
No, sul serio.
La primavera è una stagione del cazzo, fa schifo, è una vera merda.

Vorrei solo che sparisse.

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I libri usati? Inutili!

Posted by chitarrista on Gio 09 Ottobre, 2008 19:10

Il titolo del post, in effetti, rispecchia la mia amarezza per quanto riguarda il mercato dei libri usati.

Da quando esistono i libri scolastici, gli studenti (ed anche gli ex-studenti) rivendono i libri che hanno usato nel corso dei vari anni, sperando di racimolare qualche soldo per le spese future. E la cosa mi pare lodevole, in quanto gli studenti comprano questi libri usati facendo risparmiare soldi alle famiglie.

Ultimamente si parla tantissimo, fino alla nausea, del caro libri. Le case editrici fanno i loro comodi, le scuole fanno comprare le nuove edizioni e le famiglie si trovano a spendere denaro in quantità fra tasse scolastiche (e l'istruzione doveva essere gratuita, secondo la Costituzione) e libri nuovissimi che non hanno nulla di diverso dalle precedenti edizioni.

La cosa che mi fa rabbia, però, è che i genitori si lamentano tanto del costo dei libri, ma non fanno niente per arginare il problema. Anzi, cercano le nuove edizioni dei libri, perché le vecchie «no, ormai non vanno più bene», «se l'hanno cambiato ci sarà una ragione» e cose del genere.

Forse sono troppo stupido per capire queste cose, ma io ho studiato la filosofia su un libro vecchio di quasi 30 anni, vecchissima edizione del volume che si trova oggi in commercio. Le due edizioni differivano per qualche parola e per la numerazione delle pagine.

Stasera sono andato a vendere i libri che ho usato nei cinque anni di liceo. Ne ho venduti quattro o cinque. Un paio addirittura del primo anno. Tutti quelli che ho usato al quinto anno ora non servono più. Carta straccia, ci sono le nuove edizioni.

Buonanotte all'Italia.

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...

Posted by chitarrista on Lun 03 Marzo, 2008 15:49

Ok, ricominciamo da capo.
Il 28 febbraio ho sostenuto il secondo esame per il recupero del debito.
Qualcuno dalla memoria più lunga ricorderà che non l'avevo superato, ma lo sapevo già da prima di sostenere il primo esame. Pre-cog, l'ho detto allora e lo ripeto oggi.

Dicevo, ho sostenuto questo esame su Orazio. Eravamo in tre della mia classe. Superato. Tutti.
Ed era pure ora, dico io.

Ok, tralasciando questo spuntano fuori altri fatti.
Questa settimana, da oggi a sabato, sarà dedicata al recupero delle insufficienze del primo trimestre, l'ennesima farsa partorita dalla mente di... di qualcuno, boh.

'nzomma, secondo 'sta cavolata, chi ha preso un'insufficienza al primo trimestre (da qui in avanti definiti "cattivi") dovrà, in questi giorni, sanarla con un compito scritto o un'interrogazione orale, in base alla materia ed alla scelta del docente.
E coloro che non l'hanno avuto (da qui definiti "bravi")?
I bravi faranno altrettanto, eccezion fatta per le materie esclusivamente orali, che vedranno impegnate solo i cattivi.

Così, oggi avevamo fisica e inglese.
Il compito di fisica per i bravi varrà come interrogazione orale, quello di inglese non so.
Il primo mi è venuto una mezza schifezza: chiedeva definizioni di diverse cose. In tutto otto domande, io ho risposto a cinque e in maniera un po' atipica. Nel senso che avrò scritto una marea di cacchiate, ma io le definizioni non riesco a memorizzarle. Un po' come la storia. Entrano da un orecchio, escono dall'altro.
Inglese, invece, era una pagliacciata. Semplicissimo. Dieci minuti netti, su 55 complessivi.

Domani, invece, la tragedia.

E' un po' di tempo che dovrei fare un'interrogazione di italiano, dal momento che non ho voto.
Sabato non sono andato a scuola.
Quello stesso giorno, la prof di italiano ha detto che, domani, avrebbe interrogato "le persone senza voto".
Per una ragione o per un'altra, si son ricordati di dirmelo solo oggi.
Se l'avessi saputo sabato, avrei avuto il tempo per prepararmi e sostenere una buona interrogazione, ma in queste condizioni arriverò a scuola impreparato, specialmente considerando che domani ho un'interrogazione di arte, programmata da un po' di tempo, e devo ancora studiare tutti gli argomenti, senza contare che ci sarà anche la prova di matematica.
Giovedì, poi, ci sarà la prova di italiano, per tutti, valida come voto orale. Sarebbe un'occasione perfetta per prendere un buon voto.

Sinceramente, sono costernato.
Mi dispiace moltissimo di aver saputo questa cosa con estremo ritardo. Mi sembra una mancanza di rispetto nei miei confronti, mi sento una persona dimenticata.
Quando vengo a sapere che altre persone sono in difficoltà, o sono state richieste per un'interrogazione, io mi prendo la briga di telefonare, avvertire e rincuorare.
Perché nessuno lo fa mai con me?
Perché nessuno si ricorda mai di me?
Ma soprattutto: perché devo condurre una vita da emarginato?

Perché devo sentirmi attaccato da ogni parte, oggetto degli scherni di chiunque?
Temo di non poter sostenere questa situazione abbastanza a lungo da finire l'anno scolastico.
Rischio di esplodere prima, di voler abbandonare tutto, di voler lasciare quel luogo di dolori e rimpianti.
Di voler sparire, non lasciarmi rintracciare dagli altri, abbandonare questo anno e costruirne uno nuovo, più coerente, migliore da ogni punto di vista.

Oppure mi risveglierei, sudato, da un lunghissimo sonno, trovandomi anziano, steso in un letto, moribondo, di fronte ad uno stuolo di persone che piangono lacrime forzate e mi renderei conto che tutto ciò, tutto quel che sto attualmente vivendo, tutto ciò che sto attualmente pensando, vedendo, creando non è altro che effimera fantasia.

Vorrei spegnere la mente. Solo per un po'.
Ma il mondo gira veloce e rischiamo di volare via.
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Posted by chitarrista on Ven 22 Febbraio, 2008 15:34

Non mi importa, generalmente, che la gente parli di me.
Possono dire quel che vogliono, ma non mi sta bene che le persone mi prendano per stupido.
E' la cosa che più mi innervosisce.
Posso essere gentile, carino e simpatico, ma se qualcuno mi tratta da stupido vado in bestia.
Non mi va che la gente dica questo di me.
Chiunque mi può dire che sono una persona disgustosa, che sono odioso, che sono egoista, egocentrico, disfattista.
Ma nessuno ha il diritto di dirmi che sono stupido.
Perché non è così. Punto.
E mi fa innervosire la sola idea che qualcuno possa pensare questo di me.

Odio essere preso in giro.
Mi infastidisce. Ed io odio essere infastidito.
Mi piace essere tranquillo, avere un senso di stabilità.
Essere sereno. Come ero fino a poco fa.
Ma questo la gente non lo capisce.
Crede che sia io quello sbagliato.
Che io dovrei cambiare, perché mi devo conformare agli altri.
Ma perché dovrei diventare simile agli altri?
Voglio differenziarmi, dimostrare di essere me stesso, di poter pensare liberamente, senza i freni imposti da una società che impone schemi da seguire.

Infine, odio le domande.
Non sopporto che la gente mi ponga delle domande.
"Come stai?"
"Che è successo?"
"Che hai fatto ieri?"
Non le reggo. Non ci riesco.
Mi affatica rispondervi, mi affatica sentirle.
Ma questo la gente non lo capisce.
Crede che sia io quello sbagliato.
Che io dovrei cambiare, dovrei ascoltare le domande.
E le risposte.
Ma non ne sento il bisogno.
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Posted by chitarrista on Mer 23 Gennaio, 2008 19:01

Fanculo.
E' da stamattina che mi faccio male ad ogni fottutissimo movimento.
Mo' mi so veramente rotto il cazzo, per poco non mi spezzavo un dito per sedermi. E per poco non mi spaccavo tutti i denti inciampando nella sedia.
Ma veramente fanculo. Fanculo a tutto.
E a tutti, giusto per restare in tema di misantropia.
La gente fa sempre schifo.
Se ne sbatte degli altri... e mi influenza negativamente.

Sono veramente stufo. Voglio un fottutissimo open space. Voglio poter camminare liberamente, impiegare pure mezz'ora per raggiungere il cesso e cagare in mezzo ad una stanza, non me ne fotte.
Mi basta avere spazio. Spazio vuoto.
Solo per me.
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Posted by chitarrista on Mar 22 Gennaio, 2008 23:19

Eppure, continuo a fottermene della gente.
Però mi incazzo quando non riesco a raggiungere un mio obiettivo.

Sto pensando di migrare il mio blog. Sarebbe già la seconda volta, dopo la prima migrazione da MSN Spaces (ai tempi si chiamava così) a Splinder.

Questa migrazione risulterebbe del tutto indolore, ma sarebbe subordinata ad un mio lavoraccio enorme.
Si, sto pensando di buttare giù una mappata di codice PHP per realizzare una piattaforma blog veramente personale.

Non è troppo difficile, ma certo non è facile gestire la sicurezza.
Quel che è peggio: non è facile trovare il tempo. Devo studiare per un esame.
Mi manca già la voglia, figurarsi se mi metto con la testa su una piattaforma.

Più avanti, forse, se avrò tempo potrò pensare qualcosa.
Intanto resto con questa speranza fissa.

Ovviamente, con l'uso della nuova piattaforma non perderò i vecchi post, anche se impiegherò una vita e tre quarti per trasferirli tutti sul nuovo blog. Ma questo è affar mio, del resto.
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Posted by chitarrista on Lun 21 Gennaio, 2008 23:24

Oggi ho avuto difficoltà di comunicazione.
O forse sono trasparente, non lo so.

Cioè, non è solo oggi. E' un po' di tempo, uno strano periodo.
Io parlo, ma nessuno mi ascolta. Tutti si girano dall'altro lato, quasi ad evitarmi.

Non sono sociopatico.

Io ci provo a relazionarmi, ma se vengo rifiutato cazzo devo fare?
Vestirmi da pagliaccio e fare balletti idioti?

No, non è certo nel mio stile.

Poi è anche giusto che mi isoli, eh. Se provo più piacere a parlare con un estintore, ben venga. Specialmente se le persone mi prendono per il culo per qualsiasi parola o difetto linguistico.

O per l'abbigliamento.


Ma, in poche parole... che me ne fotte della gente?
Che me ne fotte degli altri?

Fatemi diventare sociopatico, fate quello che cazzo vi pare.
Ne avrete un altro sulla coscienza.

Uno in più. Un numerino. Un numero, piccolo piccolo, che sta lì, in un angolino, zittino. Che non fa un cazzo, se non parlare con il suo amico immaginario, l'unico che lo ascolta e gli risponde pure, tu pensa.

Siete peggio del miele, però.
No, non dolci. Non sia mai. Avrei già il diabete, 'sto cazzo.

Azzeccosi. Disgustosamente azzeccosi, è questa la giusta definizione.

Rompete il cazzo, vi attaccate, sfottete, rompete di nuovo il cazzo.
Ma chi porco giuda siete, oh?!
Ma affanculo voi e le vostre fottute stronzate, non mi cagate il cazzo.

Poi mi sfottete se mi sfogo. Sti cazzi, voi non lo fate mai? No, voi formate gruppo compatto.
Io sono "quello esterno", "l'asociale" (per voi), quello che va sfottuto perché non si uniforma agli altri.
No, io non mi voglio appiattire.
Ma voi continuate, perché io devo diventare come voi.
Stupido o cosa?

Ma affanculo, va.
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Sentirsi come in un quadro di Modigliani

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