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I libri usati? Inutili!
Il titolo del post, in effetti, rispecchia la mia amarezza per quanto riguarda il mercato dei libri usati.
Da quando esistono i libri scolastici, gli studenti (ed anche gli ex-studenti) rivendono i libri che hanno usato nel corso dei vari anni, sperando di racimolare qualche soldo per le spese future. E la cosa mi pare lodevole, in quanto gli studenti comprano questi libri usati facendo risparmiare soldi alle famiglie.
Ultimamente si parla tantissimo, fino alla nausea, del caro libri. Le case editrici fanno i loro comodi, le scuole fanno comprare le nuove edizioni e le famiglie si trovano a spendere denaro in quantità fra tasse scolastiche (e l'istruzione doveva essere gratuita, secondo la Costituzione) e libri nuovissimi che non hanno nulla di diverso dalle precedenti edizioni.
La cosa che mi fa rabbia, però, è che i genitori si lamentano tanto del costo dei libri, ma non fanno niente per arginare il problema. Anzi, cercano le nuove edizioni dei libri, perché le vecchie «no, ormai non vanno più bene», «se l'hanno cambiato ci sarà una ragione» e cose del genere.
Forse sono troppo stupido per capire queste cose, ma io ho studiato la filosofia su un libro vecchio di quasi 30 anni, vecchissima edizione del volume che si trova oggi in commercio. Le due edizioni differivano per qualche parola e per la numerazione delle pagine.
Stasera sono andato a vendere i libri che ho usato nei cinque anni di liceo. Ne ho venduti quattro o cinque. Un paio addirittura del primo anno. Tutti quelli che ho usato al quinto anno ora non servono più. Carta straccia, ci sono le nuove edizioni.
Buonanotte all'Italia.
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